NON SIAMO QUI A PETTINARE LE BAMBOLE
Decisamente lontani dai confini dell'esasperazione dei materiali e delle linee,
non sembriamo certo Varenne prima di una gara di trotto. Da noi trionfa
l'alluminio e non il nerolucido carbonio. Non ci scomponiamo di fronte alla facile
ironia dei nostri colleghi regatanti, seri e molto seri, alla vista dell'ingombrante
radar a forma di disco volante; probabilmente non sfugge nemmeno il dettaglio della
coperta in teak, stile balneare.
Ne siamo consci e non vogliamo certo disgustare le barche serie, durante le regate,
con la nostra presenza. Perciò ce ne stiamo tranquilli fra i primi in testa alle regate,
lasciando che le altre barche ammirino da debita distanza la splendida poppa
del Comet 45S Acchiappasogni II... Impossibile?
Impossible is nothing!!
COOL NEWS
giugno 2009 - Trofeo Gavitello d'Argento, Punta Ala -
::.
Fischia il vento a Punta Ala e Acchiappasogni balla la sua danza
(Nella foto da sx Enrico Gatti, Lukas Carissimi, Paolo.)
Ci risiamo, un altro trofeo e un'altra novità per la ciurma di Silvio Siliprandi
su Acchiappasogni II,
in questo suo primo anno di competizioni. Del Gavitello d'Argento, noi,
del Dreamcatcher Sailing Team, avevamo solo sentito parlare.
Oggi siamo qui, in banchina a Punta Ala, aspettando la regata di avvio.
Intorno a noi l'ormai solita musica. I velisti in stile pescatori che magnificano
le prestazioni passate, presenti e future. Tutti a sfoggiare divise uguali e
griffate con il nome della barca. Tutti a lustrar carene, a smontare mobili,
a scaricare roba che si accumula in enormi sacche alla poppa delle barche.
Noi abbiamo un abbigliamento casual, nel senso che ognuno indossa quel che capita
e del nome della barca, manco l'ombra. Abbiamo anche noi una sacca da banchina,
ma piccola piccola. Si sa,
Angelo Costa,
che ce l'ha carinamente regalata con il
corredo di vele, non largheggia mai quanto a misure. Se non ci credete, guardate
il copri randa: sembra una calza di nylon sensualmente attillata sulla randa che
cerca di sfuggirle da tutte le parti. Con grande successo.
A bordo, mobili e porte tenacemente al loro posto, un po' di cambusa e corredi vari;
li nascondiamo abilmente agli arcigni membri del Silver Sailing Team che,
in queste faccende, hanno uno scarso senso dell'umorismo.
Un errore degli ormeggiatori che hanno infilato l'Acchiappasogni nella banchina
delle barche serie? Una barca che tarda a spostarsi rubando così il posto ad
una di nobili quarti? Siamo sicuri che se lo sono chiesti in molti.
L'indomani, però, è regata e chi se ne importa di tutto il resto.
Il Trofeo si annuncia impegnativo. Non ce ne intendiamo molto, ma il livello ed il numero delle
barche cattive sembra leggermente superiore a quello del TAN, che già ha impressionato
noi ingenui neofiti.
Tanto vento per i primi tre, bellissimi giorni. Realizzati i sogni più belli dei velisti,
a tratti con fin troppo entusiasmo da parte del meteo... (e le vie di mezzo?).
Nella regata di avvio siamo un po' attardati causa una partenza non brillantissima.
Ma non andiamo male (comunque, c'è sempre lo scarto...). Ci siamo anche noi, ragazzi,
aspettate che ci si scaldi, che i pochi, nuovi membri del Silver Sailing Team carburino
e vedrete!
Chiamano la seconda regata e nell'attesa a noi prende un colpo. Non per lo sforzo
annunciato (anche...) ma perchè Leone alza gli occhi e vede che la randa è malamente
stracciata in alto, vicino alla penna. Raccapriccianti tagli orizzontali; laide bocche
ghignanti lì a divorare tutte le speranze. E non ce n'è un'altra, di randa (manco a dirlo.
Si fa quel che si può!).
Fuori il dacron adesivo (quello c'è!); tutti che tagliano e passano avanti pezze di dimensioni
inquietanti. Leone, appollaiato sul boma, urla istruzioni, appiccica, pressa, suda e
sacramenta. Quanto manca? Ce la facciamo...no non ce la facciamo...comunque non può tenere,
è finita...ma dai, forse tiene ... per tre giorni è impossibile che resista. Chi lo sa?.
Con la randa pezzata e piangente andiamo in partenza. Abbiamo il cuore in gola,
non osiamo guardare in alto. Forse lo stress aiuta, forse è la voglia di esorcizzare
lo spettro del ritiro, fatto sì è che tutti hanno un'altra marcia. La partenza è uno spettacolo,
la conduzione una sinfonia.
Alessandro dirige, Francesco sviolina il timone, Leone arpeggia la randa; Lukas,
Luciano e Tronkie taylerano in sottofondo; Paolo, alle tastiere, accompagna con le drizze,
Damiano ed Ettore, a prua, danzano che gli manca solo il tutù. L'armatore va in deliquio e
fa le fusa.
Per tutta la regata siamo lì, non primi, causa i soliti bolidi nerolucidi cazzuti,
ma con i più veloci, ad un passo dal paradiso!
La sera, in banchina, Angelo atterra leggero a poppa e si prende amorosamente cura
della povera randa. Inorridisce per le pezzone bianche, grinzose e fuori squadra (vabbè,
avremmo voluto vedere te!); le sostituisce con un potente sarcazzo adesivo, nero carbonio,
tagliato a puntino. Oplà, ci serve la randa più bella e resistente (?) di prima.
"Si romperà tutto intorno, magari, ma non certo lì" dice il VateVelaio.
Ah be', allora siamo sereni! Ma son cose da dire a dei poveri velisti deboli di cuore?
Comunque, la randa ha resistito per tutto il trofeo, rispondendo orgogliosamente
colpo su colpo agli schiaffoni del vento che è andato in un crescendo trionfale
La lunga del secondo giorno ci accoglie con raffiche da più di 20 nodi. Solita (!)
bella partenza, lì con i migliori. Si vola sull'acqua. Lo spi è un'avventura
(non sapevamo che il bello sarebbe venuto il terzo giorno) ma tutti si comportano bene.
Nella prima metà è dura scollarsi di dosso alcuni avversari ma la prima isola
la giriamo meglio noi. Tino docet ed il trio Alessandro-Leone-Francesco, rotto a tutte
le esperienze dall'infingardo golfo di Spezia, confabula fitto fitto e ci trova i migliori
refoli nonostante la copertura del montarozzo.
Giù lo spi; pennellate di timone, randa e fiocco, che Lukas cazzalasca come un maestro
del cinquecento fiorentino (sì, è argentino, ma pur sempre di origine italiana. A qualcosa
servirà, no?). Quadro d'insieme: due o tre barche seminate in quel passaggio, annaspanti
in cerca d'aria. Agganciamo prima il vento libero e si va, rinati a nuova vita. Non ci
ripigliano più, fino all'arrivo, tagliato sempre con i migliori (non è per insistere...).
Il terzo giorno il vento ci fa capire subito che fin lì aveva scherzato. Raffiche di
trenta nodi in porto. Così, di prima mattina e col caffè in mano (e lo scirocco
sarebbe parzialmente coperto dai rilievi di Punta Ala...). Issata l'intelligenza in porto;
dopo una lunga attesa gira voce che la regata non si farà. Fuori i panini, via libera agli
sbadigli. Alle quattordici squilla la tromba (proprio quella: non è un modo di dire).
Tutti fuori di corsa, col crudo di traverso: il vento è sceso sui venti nodi. Pare.
La partenza è un delirio. La prima è annullata, che quasi tutti, sull'ali delle raffiche
gagliarde, vanno come delle spie ... oltre la linea. La seconda è un delirio al cubo.
Sembra d'avere dietro un elefante che ti spinge (ma non dovevano esserci venti nodi?).
Leone, oggi alla tattica, smadonna e sibila nelle orecchie di Francesco.
Questi mostra i canini agli avversari e intanto frulla frenetico la ruota. Poggia!
Orza! Vele in bando! Massima velocità! Rallentiamo! Tutto insieme! Ma ti decidi?
A un osservatore distratto, Leone parrebbe ubriaco (tanto più che noi sappiamo benissimo
cosa ha fatto la sera prima). Ma sa il fatto suo. Nessuno sbaglia e alla fine vien bene.
Caspita, se vien bene! Zompiamo fuori con MitoPelaschier (scappellarsi, prego. Decidete
voi davanti a chi) e pigliamo per la boa.
Il vento s'offende e dalla seconda bolina riprende decisamente l'andazzo della mattina,
a punir 'sti poveretti che lo sfidano, pensando di divertirsi. Nell'ultima poppa lo spi
va su con raffiche a più di 30 nodi. O la va o la spacca. Letterale. Siamo tutti tesi e
concentrati. L'armatore sbarra l'occhio sul ballo scomposto delle straorze e strapugge
(altrui). E sbianca progressivamente. Son più le barche che si precipitano entusiaste
a dar testate nell'acqua che quelle che stanno nella posizione da progetto.
L'Acchiappasogni niente. Si puntella sulla sua lunga chiglia, s'affida all'equipaggio
e sta lì. S'arriva (finalmente) ed è pure il miglior risultato del trofeo.
Il quarto giorno è "ordinaria amministrazione". Vento medio; sempre il solito scirocco.
Si fa desiderare ma poi arriva. La baldanza degli altri giorni è un ricordo.
Ci è rimasto un po' di mare, invece, e non aiuta. Comunque, Acchiappasogni si
difende bene e resta nel gruppetto dei privilegiati.
Alla fine, ci portiamo a casa il secondo posto della classifica ORC in classe C1, dietro ad ARS VNA, il Felci
49' bello ed imprendibile come al TAN.
Nella sarcazzica classifica overall, con tutti i compensi in gioco, è tutt'altra storia.
ARS VNA, con tutti primi in reale e di classe (!), finisce ottava, noi di poco dietro.
In testa ci son barche che manco incroci per sbaglio quando torni in porto, che
loro ancora non hanno terminato il lato di poppa. L'impressione netta è che molte
basta che respirino e vincono.
Nulla di nuovo, diranno i velisti di mondo, si sa. Apposta ci sono i premi di classe,
a riequilibrare le cose. In overall il sistema di compensi scopre i suoi limiti,
così si è trovato il modo per dare un contentino a tutti questi equipaggi di bambini
troppo cresciuti. Sarà, ma il trofeo principale è assegnato in base all'overall.
No, decisamente qualcosa non torna. Le pezze son più della stoffa. Lo capiamo pure noi,
sempliciotti principianti (ma pur sempre bambinoni gongolanti per il secondo posto...).
E sia. Ci penseremo su. Intanto facciamo casino con gli orari e riusciamo ad arrivare
in ritardo alla premiazione (colpa di Tronkie, diciamolo pure). Andiamo alla chetichella
a ritirare la coppa direttamente in segreteria.
è tutto finito e sembra d'esser stati via un anno, in un'altra dimensione.
Ci sono più di 400 chilometri per tornare. Sull'autostrada - davvero strano!- oggi non ci
sono macchine ma solo barche a vela.